domenica 26 luglio 2009

McBride: "Vi spiego dove è nato Miracolo a Sant'Anna"

Solo, asserragliato in una rocca medievale, l'unico nella sua postazione. Un uomo cresciuto nei campi di cotone finito a combattere su una collina incastrata fra le montagne italiane per l'esercito di un paese che ancora lo chiama «negro». Cerca riscatto, forse gloria, come Achille, più di Achille. Ha i gradi di tenente: ordina ai suoi caporali di scendere a valle, prima che i colpi di mortaio e i mitraglieri del battaglione Kesselring raggiungano anche loro. Insieme alle case sventrate, i campi inondati di sangue, i commilitoni sfondati, la paura della povera gente rinchiusa nei fondi delle cantine. Accerchiato da nemici che lo disprezzano, John Fox ha fatto la sua scelta. Arrestare il «Temporale d' inverno», l' offensiva che nazisti e repubblichini hanno pianificato per rinchiudere la Valle del Serchio in una morsa funerea è impossibile. Ma ritardarne la conquista si può, Fox capisce come. Nell' ultimo messaggio radio da inviare al battaglione della sua artiglieria, le coordinate non saranno freddi numeri: il fuoco dei cannoni amici deve convergere sulla sua posizione: Sommocolonia. Ucciderlo per evitare che si continui ad uccidere.

E' il 26 dicembre del 1944, il tenente Fox è uno dei colored soldiers arruolati nella 92a Divisione Buffalo, l'unica interamente composta da soldati afro-americani che gli Usa abbiano mandato in Europa per sfondare la Linea Gotica. Sono passate da poco le 11, e si combatte la Battaglia di Sommocolonia, il paesino vicino a Barga in cui morirono più di ottanta soldati neri. Nasce in questo borgo, arroccato a 700 metri d' altitudine a sud-est di Castelnuovo Garfagnana, Miracolo a Sant' Anna, il romanzo di James McBride che ha ispirato il film che Spike Lee presenterà il 7 settembre al festival del cinema di Toronto.

A confermarlo è l' autore stesso: «E' stato Enrico Tognarelli, il figlio di un partigiano che ha combattuto a fianco di mio zio Henry su quella montagna, il primo a farmi conoscere Sant'Anna di Stazzema. Ci incontrammo a Sommocolonia nel 2000, io ero venuto in Italia con alcuni veterani della Buaffalo per le celebrazioni della Battaglia del giorno di Santo Stefano», spiega McBride dal suo appartamento nel New Jersey. Quello di otto anni fa è l'inverno in cui a Sommocolonia è tornata anche la moglie di John Fox, Arlene, per le celebrazioni in onore dei soldati neri che portavano sull'omero sinistro lo stemma di un bufalo nero, omaggio agli antenati che, costretti dai bianchi a partecipare alla guerra di Secessione, si sfamarono dando la caccia alle mandrie di bisonti nelle terre dei Cheyenne.

L' amministrazione guidata dal sindaco Umberto Sereni, docente di storia contemporanea all'università di Udine, aveva invitato i reduci afro-americani per la fondazione della Rocca della Pace, un santuario della memoria installato nei ruderi della torre distrutta dai bombardamenti. La tomba di Fox. Con i sopravvissuti c'era anche McBride, che cercava informazioni e testimonianze per costruire la sua storia: «Alcuni rami della mia famiglia - racconta Tognarelli - sono emigrati in Inghilterra e in America. La gente di Barga sapeva che io parlavo inglese, così mi presentarono McBride. Gli parlai di mio padre Franco, partigiano nella brigata Pippo, comandata da Manrico Ducceschi, e di mio zio Gianni. Ora siamo diventati grandi amici, ci scriviamo e ogni tanto vado a trovarlo in America.

L'anno scorso è tornato lui, con Spike Lee, e me l' ha fatto conoscere. Ed è vero, sono stato io a parlargli per primo dell'eccidio di Sant' Anna». Nel romanzo, McBride l'ha anche citato con il suo soprannome, Scanapo, insieme a suo zio e a suo padre. La battaglia di Sommocolonia invece non c' è. Alla ricerca storiografica ci ha pensato Vittorio Biondi, un maggiore dei paracadutisti che risiede a Barga. McBride ha ascoltato il dolore di chi ancora ricorda, ha visto con gli occhi dei testimoni e dei figli. Scene dei combattimenti, l'orgoglio della Resistenza, il coraggio inconsapevole dei soldati. E ha messo tutto nella fiction: «Per tanti è molto difficile parlare della guerra, evoca fantasmi che il tempo non cancella. Sarò sempre riconoscente a Tognarelli e alle persone di Barga che hanno deciso di raccontarmi la loro esperienza o la storia della loro famiglia», continua il romanziere.

Che spiega di aver fatto confluire in alcuni dei suoi personaggi caratteri e psicologia dei protagonisti della Storia e delle storie: «Sono molte le persone - partigiani, soldati e civili - ad aver ispirato il mio lavoro. Non solo, ma i campi, i castagni, gli oliveti, i boschi, i crinali, le montagne che descrivo nel libro sono quelle che ho visto a Sommocolonia, un giardino pieno di frutti per la mia immaginazione di scrittore. Ve ne accorgerete anche vedendo il film».


Pubblicato da Mario Neri su Repubblica Firenze (29/8/2008)


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