lunedì 14 settembre 2009

A Coltano irrompe don Tam

COLTANO (PISA) - A fine cerimonia, perfino Pietro Ciabattini, che dal 1996 insieme a un plotoncino di anziani ex repubblichini organizza la commemorazione del campo di prigionia alleato a Coltano, mette le mani avanti: «Delle cose che dice questo prete io non condivido quasi nulla». Nessun incidente fra giovani hard-right di Forza Nuova e antifascisti ieri mattina nella tenuta a un passo da Camp Derby a Pisa. Sotto i pini e ai bordi del campo che dal luglio al settembre del 1945 ospitò 35mila prigionieri italiani e tedeschi, insieme a un goccio di libeccio, si aggirano sussurri e sguardi imbarazzati.

Le invettive contro i gay, l'ossessione per «l'invasione islamica» e gli inviti a «intraprendere una nuova crociata contro gli sbarchi di immigrati che minacciano le radici giudaico-cristiane dell'Europa» che don Giulio Maria Tam distilla alla sua sparuta platea piacciono soprattutto alle falangi locali di Roberto Fiore, una quindicina di ventenni educati a un repertorio di braccia tese, «boia chi molla» e sentimenti antisemiti. Padre lefebvriano scomunicato a divinis, già candidato da FN a sindaco di Bologna e immortalato a Bergamo mentre benediceva con un saluto romano una testuggine armata di caschi neri e mazze tricolori, don Tam sfodera un armamentario a cui il gruppo di ex Rsi ed ex combattenti non era abituato.

Va bene che per i reduci di Salò e loro simpatizzanti il campo di Coltano era un «lager» anche se gli storici lo definiscono solo uno dei tanti centri di prigionia angloamericani da cui, fra l' altro, i reclusi furono quasi tutti liberati. Vanno bene la messa in latino, in stile preconciliare, e pure le stilettate allo «stato liberale e comunista», l'esaltazione di Mussolini («l' uomo della provvidenza»), ma le «cinquanta ave marie da recitare ogni giorno come i cinquanta colpi di mitragliatrice che servono per fare una di quelle Crociate di cui ora la Chiesa si vergogna» sono quasi troppo anche peri «camerati».

«Ma dove l' hai trovato questo parroco?», chiede un uomo in camicia nera a Ciabattini. «Non lo so», risponde l'ex Ss che a Coltano passò più di tre mesi e della sua esperienza ne ha fatto un best seller per nostalgici del Ventennio. Sedato dalla presenza di 100 agenti di polizia e carabinieri, l'allarme lanciato dalla rete antifascista toscana per la presenza del sacerdote valtellinese è un flop di cuori neri. Una cinquantina i reduci davanti al cippo commemorativo e una cinquantina i contestatori a 500 metri di distanza in presidio contro don Tam il "mattatore".

Lui che ha rivisitato l'abito talare («La tonaca è soltanto una camicia nera più lunga», sentenziò in un'ospitata forzanovista) è arrivato a Pisa grazie ai legami col partito di Fiore. A chi lo chiama il Williamson italiano, facendo riferimento al vescovo negazionista, risponde: «L'Olocausto? Non posso esprimermi, è vietato. E poi dicono che c'è la libertà della scienza storica...». Una risposta ce l'ha la rete antifascista pisana: «Tam e iniziative come quelle dei nostalgici di Salò a Coltano sono una minaccia per la democrazia».
Pubblicato da Mario Neri su Repubblica Firenze (07/09/2009)

giovedì 3 settembre 2009

Storia di un cuoco e della crisi

FIRENZE - Finora la corrente era bastata a far andare il frigorifero. Dentro c'erano uno yomo, mezzo melone, un cartone di latte, tre uova e un pezzo di pecorino. L' ultima cena sotto un tetto con la famiglia, per Luca S., è un pasto da consumare al buio in un appartamentino di San Frediano. Cuoco di 46 anni, da novembre senza lavoro e da due mesi padre del primo figlio avuto con G., già ragazza madre di una bimba di 13 anni. All' inizio di luglio gli avevano abbassato il voltaggio fino al 15 per cento. Ieri, alle cinque del pomeriggio, la luce sul soffitto è diventata una palla fumosa, poi tac. E fra poche ore salteranno anche gas e acqua, e la lettera dello sfratto è in un cassetto dell'ingresso da due settimane. Luca è uno sprofondato, pelle e ossa che da 9 mesi una bestia nera rosicchia lentamente: «Non s'è mai fermata. La prima cosa che ti risucchia la crisi però non è la luce, è la dignità». Fino a giugno ha tirato avanti con lo stipendio della compagna, 33enne assunta a 800 euro in un McDonald's fiorentino. Ora lei è in maternità, stipendio decurtato del 20 per cento e fra due settimane del 70, cioè 240 euro per mandare avanti quattro persone: «Di qui a qualche giorno la vita mi sputa su una strada, me e la mia famiglia», racconta Luca. «Sono venuto da voi perché non sapevo più a chi rivolgermi». All'inizio di luglio aveva bussato alla porta di Matteo Renzi, in uno dei mercoledì che il sindaco dedica al dialogo con i cittadini. Racconta la sua storia alla segretaria in un corridoio «dove ci sentivano tutti, lei mi dice che dopo 48 ore m' avrebbe richiamato. Niente». Luca ci riprova dopo dieci giorni e invece che nella sala Clemente VII lo mandano in viale De Amicis, all' assessorato al sociale. L'impiegato che si occupa dei casi come il suo è in ferie: deve aspettare il 26 di agosto. «Ci sono andato un sacco di volte. Mi avevano promesso un lavoro da imbianchino. Io gliel'avevo detto che l'imbianchino non l'avevo mai fatto, ma dicevano che m'avrebbero preso lo stesso. Alla fine una mattina alle 6 mi presento in Porta Romana, arriva quello della cooperativa e mi dice che lui aveva bisogno di un esperto perché c'era un lavoro da consegnare al volo. Così gli ho ridato gli scarponi e una settimana fa sono tornato in viale De Amicis». All'appuntamento con l'assistente sociale un'altra bordata: «Mi ha detto che per me non poteva fare niente. Non sono uno straniero né un galeotto né un drogato. S'è anche arrabbiato: "Che devo fare, darglieli io di tasca i soldi?", mi ha chiesto facendo il gesto di sfilarsi il portafogli dalla tasca». Alla Caritas a elemosinare un piatto di spaghetti Luca finora non c'è voluto andare: «Per 20 anni ho fatto il cuoco, ma non mi prende nessuno. Troppa esperienza, costo troppo. Ecco cos'è la crisi: una cosa che prima ti umilia e poi ti toglie anche la vergogna».


Pubblicato da Mario Neri su Repubblica Firenze (01/09/2009)

martedì 18 agosto 2009

La Cina che ama il mare

TANG l’hanno ripescato per un soffio due sabati fa a Marina di Pietrasanta. Nessuno ancora ha capito bene perché una ragazzo sui 25 anni si sia lasciato trascinare dove sapeva che non avrebbe trovato un appiglio né sabbia sotto i piedi. Sospinto da correnti e brezze leggere, gli uomini della Capitaneria di Forte dei Marmi sono riusciti ad acciuffarlo e a issarlo sul gommone duecento metri più in là rispetto a dove era entrato in mare. Sgusciato via da una delle due tende di cannicci che con una trentina di connazionali aveva affittato al Nautilus, la risacca l’aveva risputato mezzo vivo dove l’acqua gli arrivava già al collo. Nessuno che l’abbia visto dibattersi. Un paio di bevute e poi giù come un sasso.

«No, non so nuotare», ha fatto capire a gesti a chi l’ha soccorso e ai medici dell’ospedale Versilia, dove ha smaltito la sbornia a base di salsedine e posidonia. Lui non è il primo né probabilmente sarà l’ultimo dei cinesi che quest’estate stanno mettendo in allarme i militari della Marina che sorvegliano le coste della Versilia. «I cinesi sono turisti eccentrici, non sanno nuotare eppure si avventurano in mare senza prendere precauzioni. Sembra che non abbiano nessuna paura dell’acqua, anzi talvolta danno l’impressione di volerne sperimentare l’ebrezza», dice Fabrizio Ratto Vaquer, comandante della Guardia Costiera di Viareggio.

In uno stabilimento della città, qualche giorno fa, hanno fermato marito e moglie sulla battigia. Cinesi, a meno che non fossero ambulanti o massaggiatrici, fra i vacanzieri non se ne erano mai visti. L’apparizione ha suscitato stupore e fatto alzare le antenne ai bagnini: anche i due, persone di mezza età – poco avvezzi a bandiere rosse, gialle e altri segnali di pericolo – pensavano di sfidare i fondali marini. «I bagnini hanno chiesto se sapessero nuotare, loro all’inizio quasi non capivano, poi si sono spiegati a gesti. Era la prima volta che venivano al mare. E casi simili ce ne hanno segnalati dai bagni che hanno la piscina. Non riusciamo a capire se si tuffino per incoscienza o per emulazione. Cioè se credano sia facile restare a galla perché ci riescono gli occidentali», continua Ratto Vaquer che rivela: «La presenza di cinesi e asiatici sulle nostre spiagge è un fenomeno nuovo, quasi in nuce, ma potrebbe crescere il prossimo anno e forse bisognerà attrezzarsi per far capire loro che ci sono delle regole da rispettare e delle precauzioni da prendere prima di fare il bagno».

Così c’è già chi pensa di seminare cartelli pieni di ideogrammi che traccino l’identikit del bagnante modello: cioè quello che non entra in acqua dopo aver mangiato rischiando una congestione e che, ciambella e braccioli, anche se poco chic, sono un’accortezza che funziona a tutte le età. «Vengono da Prato, uno o due giorni nel fine settimana. Spesso sono in comitiva e te li ritrovi in venti accampati sotto un paio di tende o di ombrelloni anche se in direzione si erano presentati in due. Comunque sono silenziosi e molto educati», racconta Carlo Monti, presidente dell’associazione balneari di Viareggio. «Vero, però pranzano al sacco», dice Roberta del Nautilus che dall’inizio d’agosto riserva al turismo made in China un paio di tende e qualche ombrellone.

A Motrone, sotto il sole sfavillante dell’ultimo fazzoletto di sabbia prima di Lido di Camaiore, i figli del Dragone fanno capolino il sabato o la domenica anche nei bagni vicini, ma popolano soprattutto la spiaggia libera. Famiglie con bambini, esperti del mordi e fuggi, i migranti sfuggiti alle campagne affamate della Repubblica popolare sono appassionati di pedalò. «Vengono la mattina presto – racconta un bagnino al King – ne noleggiano due o tre, da noi e nei bagni vicini, ed escono fino a mezzogiorno a caccia di meduse. Ci riempiono delle anfore di vetro e poi le cospargono di farina. Dicono che fritte siano buonissime. Io li lascio fare, qui nessuno si lamenta più per le pinzature».

Pubblicato da Mario Neri su Repubblica Firenze (18/08/2009)

martedì 11 agosto 2009

Versilia, l'estate della crisi

VERSILIA - La villetta di Teresa, se aguzzi lo sguardo, è fra quelle che stanno lì, qualche metro più su degli ombrelloni seminati sul mare di Fiumetto in questo agosto di fuoco. Ma a vederla dall’alto, la spiaggia incandescente della Versilia non fa evaporare lo spettro della crisi. Da una parte bagni pettinati e semivuoti che lanciano s.o.s alla gestione dell’economia balneare, dall’altra l’affollamento di un weekend all’insegna del low-cost. «Io per affittare quest’anno ho dovuto abbassare il prezzo, un dieci per cento, ma ho dovuto», dice Teresa Balderi, uno dei tanti proprietari di residenze marinare che stanno mandando in tilt il giro d’affari degli affitti in Versilia. Sulla graticola della recessione globale a fine settembre potrebbero rimanere polverizzate 2 milioni di presenze. Da Viareggio a Forte dei Marmi, gli agenti immobiliari parlano di una flessione che va dal 20 al 30 per cento. Case vuote, soprattutto le abitazioni di fascia media o medio alta.

In una città come Viareggio – fanno un esempio dall’Apt – che fino a qualche anno fa in estate passava da 64mila a 180mila abitanti, la crisi potrebbe averne fatti sparire 40mila. «Il crollo – dice Giovanni Lombardi, presidente degli immobiliari a Forte dei Marmi – è dovuto all’esodo del ceto medio. Un fenomeno in corso da qualche anno, in più ora è arrivata l’onda lunga della crisi». Mancano all’appello l’avvocato o il commerciante. «Colletti bianchi lombardi o toscani che il Forte era abituato a ospitare nelle ville da circa 7mila euro al mese. Ci salviamo con i russi e gli industriali italiani che affittano le mega ville», confessa Maria Rosa Nardini di Studio Casa.

Da Marina di Pietrasantaa a Viareggio, dove i prezzi sono più bassi (partono da 5mila e scendono fino a 2mila euro nella città del disastro ferroviario), le cose non vanno meglio e tutti puntano il dito contro un responsabile preciso, i proprietari: «C’è chi ha fatto i saldi all’ultimo momento e chi invece, piuttosto di abbassare i prezzi, non l’ha neppure affittata», dicono all’agenzia Vittoria a Fiumetto. Il trend negativo non risparmia gli albergatori. La settimana scorsa la Federalberghi Toscana ha diramato gli ultimi dati del 2009: «Sono in calo anche gli arrivi ma è sceso soprattutto il numero di presenze – spiega il presidente Paolo Corchia – l’ultimo studio segnala un meno 7% di pernottamenti nelle strutture ricettive. C’è la tendenza a fare vacanze molto brevi, la media è di 5 giorni. In più sono spariti i turisti americani e inglesi e anche i russi vengono meno rispetto all’anno passato. Sopravviviamo con gli italiani a cui la crisi ha alleggerito le tasche e ha imposto vacanze nel Paese e non all’estero. Sono dati che incidono anche in ambito occupazionale. Quest’anno nessuno si è azzardato ad assumere un cuoco o un cameriere in più».

I numeri preoccupano anche i dirigenti dell’Apt locale: «Significano 200mila presenze in meno – spiega Massimo Lucchesi, presidente dell’agenzia per il turismo – ma è un dato che va aggiunto agli affitti estivi, che da noi fanno la parte del leone nel calcolo del numero di giorni che ogni vacanziero decide di passare in una villetta in Versilia». Su undici milioni di presenze, la Versilia è abituata a ospitarne quasi 8 nelle seconde case o nelle abitazioni che i residenti lasciano per far spazio ai turisti rintanandosi nell’entroterra. Secondo l'Apt quest'anno non sarà superata quota sei milioni: due milioni di presenze evaporate.

«Agenzie e proprietari non si sono adeguati al mercato – continua Lucchesi – quasi nessuno si organizza per affittare anche con cadenza settimanale, eppure i villeggianti non esistono più». Ora si aspetta settembre. La bolla finanziaria esplosa con i subprime potrebbe essersi mangiata una torta milionaria.


Pubblicato da Mario Neri su Repubblica Firenze (11/08/2009)

lunedì 10 agosto 2009

La faida dei bagnini accende il Palio dei Bagni

FORTE DEI MARMI - Ormai dai due lati del pontile era diventato come fra guelfi e ghibellini. La faida fra i bagnini negli ultimi due mesi ha rischiato di mandare all'aria la regata dei patini che a Forte dei Marmi si dovrebbe correre il 26 agosto. «Mi sembra di rivedere le rivalità e le ruggini di una volta, ogni pennone un campanile, siamo sempre uguali». Guglielmo Polacci, 75 anni, seduto sul patino di salvataggio vicino alla battigia del Marconi stringe un remo mentre racconta di essere uno di quelli che il Palio dei Bagni l'hanno visto nascere. Corse il primo nel 1951 e riuscì a vincere nel 1954. «Il putiferio quest' anno è scoppiato per la scelta del campo di gara. La fronda di ponente aveva accusato gli equipaggi a levante di aver monopolizzato il tracciato. Ma sembra che stiano per raggiungere un accordo», racconta Polacci. Per quest'anno il Palio si dovrebbe correre con partenza dal bagno Piero e arrivo al pontile, in onore ai vincitori della scorsa edizione, i bagnini del Paradiso a Mare. Ma dal prossimo il regolamento stabilirà l'alternanza.

Dopo anni di vuoto, il Palio è stato rispolverato tre anni fa proprio dal suo inventore, Giorgio Giannelli, storico ed ex giornalista del Forte che insieme a Urbano Polacci ne avrebbe voluto fare una regata di portata regionale, «quasi come la sfida che si corre fra le ex repubbliche marinare. E chi lo sa, forse ci sarebbe anche riuscito, ma Silvio Bianchi del Pennone era troppo forte, i bagnini si stufarono di vederlo vincere e così il Palio, dagli anni ' 60, si è sempre fatto a singhiozzi. E comunque lui introdusse i patini truccati. Perché all'inizio erano fatti di pino, grandi e pesanti. Il Bianchi se ne fece fare uno dall'Aliboni, un artigiano della zona».

«Glielo costruì più leggero, snello e pure con i remi che si flettevano per ricevere più spinta dall' acqua. Poi gli altri fecero lo stesso ma lui continuò a dominare. Era una forza della natura», racconta Polacci che però riuscì a beffarlo a un passo dall'ultimo pilone del molo marmifero ancora sventrato dai bombardamenti: «Lui e Niccolino del Paradiso a Mare ingaggiarono un lotta furibonda. A suon di punzecchiate si trascinarono fuori dalle due boe che delimitavano l'arrivo. Dovettero rigirarsi e intanto io era già passato».

Da quest' anno di gente che naviga con legni taroccati non ce ne sarà più. Il nuovo regolamento preparato dall'unione dei bagni del Forte stabilisce peso (non inferiore ai 90 chili), lunghezza e larghezza massima dei patini. «Mi sembra giusto. Ai miei tempi si vedevano anche quelli che ci avevano fatto istallare il sedile scorrevole. Fosse per me, la regata la farei con i patini di salvataggio: il mito dei bagnini nasce qui sopra».


Pubblicato da Mario Neri su Repubblica Firenze (09/08/2009)